Altra confusione (e quel pizzico di negatività che non guasta mai).
Sono giorni che mi interrogo sulla natura dei sentimenti che mi hanno accompagnato nell'ultima settimana.
Sono giorni carichi di negatività e di confusione. Quasi come se - consciamente?- mi impedissi di pensare positivo, di scaricare gli ultimi mesi dalle mie spalle e di andare avanti.
Perché forse quello che voglio davvero è non andare avanti.
Rimanere ancorata a ricordi ormai lontani, ricordi di momenti felici che sono il passato. Nella mia mente, il mio problema è tornato a casa dalle vacanze e anche solo la vaga probabilità di incontrarlo mi manda in crisi. Finché Vittorio si trovava al mare, lontano da Torino, non mi interessava troppo cosa facesse o con chi fosse, per me era come aver nascosto la polvere sotto il tappeto e averla lasciata lì; ma ieri ho dovuto alzare il tappeto e pulire.
L'idea di aver avuto una "settimana libera" nella quale sarei potuta andare ovunque senza neanche lontanamente pensare di poterlo incontrare mi manca, perché ora lui fisicamente c'è - anche se non vicino a me.
Però io sento che succederà, quando meno me lo aspetto, di trovarmelo davanti con quel suo fare strafottente. E non mi basterà evitare piazza Vittorio come la peste, con la nausea che bussa al mio stomaco, perché non sarà questo a impedirci di rincontrarci. Così come ritorneranno tutte quelle persone che intorno a lui a me non piacciono e ritornerà la gelosia per ragazze che neanche si meritano la mia rabbia.
E ritorneranno le lezioni in università, o almeno così si vocifera. Ma soprattutto, se va davvero come mi piace spesso ripetere, ci rivedremo e succederà qualcos'altro (che potrebbe potenzialmente rovinare gran parte della mia salute mentale). E allora è qui che io mi chiedo: "ma lo voglio davvero?" e con quel "lo" intendo tutto il carico che Vittorio potrebbe portare con se semmai mi volesse ancora. La spensieratezza che i primi tempi mi dava passare del tempo insieme a parlare di qualsiasi cosa ci venisse in mente, fino all'ansia - e lo stress, l'insicurezza, gli otto kili in meno - delle ultime settimane insieme.
Io sotto sotto so che, da parte di entrambi, un rimasuglio di interesse è rimasto e so - o spero? - che quello che a mio parere sarà l'inevitabile incontro dopo, non so, cento giorni (come intona la canzone Ciclone) lo porti a capire che non valeva davvero la pena allontanarsi, che insieme stavamo molto meglio - anche se non eravamo più felici. Quasi come se, rivendendomi, lui potesse ricordarsi solo quello che di positivo che io gli avevo trasmesso, l'attrazione fisica e quella capacità di dialogare che non aveva mai avuto con una ragazza prima.
Questi pensieri si scontrano con un'altra parte di me, lei un po' più debole, che sa di aver bisogno solamente di qualcuno che le sbatta in faccia la realtà e le ricordi che, se tutto è finito, un motivo c'è. Che le tenga ben chiaro in mente tutte le frecciatine che lui ha voluto farle arrivare con quello strumento diabolico chiamato Instagram e quegli ultimi messaggi in cui lui le ricordava che, ancora una volta, non erano sullo stesso piano.
La me di questi giorni si è guardata allo specchio o si è fermata a fissare il nulla tra una pagina di macroeconomia e l'altra, provando nient'altro che lo sconforto più totale, messa di fronte alla consapevolezza di star probabilmente sprecando parte dei suoi vent'anni dietro ad una persona che adesso sente di non conoscere nemmeno più. Di aver passato parte di quest'anno già difficile di suo a piangere perché si sente infelice, quando è solamente incapace di pensare lucidamente e apprezzare quel che ha. E di lasciar andare, lasciare che le cose facciano il loro corso e vivere quel che verrà, perché sa che tutto accade per una ragione.
Eppure, anche se non è più il suo primo pensiero la mattina, come mai tutto sembra ricollegarsi così bene a Vittorio? Quanta colpa ha effettivamente lui di questo malessere?
So benissimo che bisognerebbe imparare a guardarsi meglio dentro, a razionalizzare e analizzare lo strano periodo che sto passando. A riconoscere le mie emozioni, a denominarle e ad accettarle senza farmi troppe domande.
Nonostante questo, il mio unico desiderio è poter tornare indietro di tanto tempo e nascere insensibile.
Sarebbe stato tutto decisamente più facile.
Commenti
Posta un commento