C’è stato un momento.

C’è stato un momento, lo scorso anno, in cui niente sembrava andare per il verso giusto. Cominciava un nuovo capitolo della mia vita, mi scontravo con la mia prima - di tante, e già lo sapevo - delusione amorosa e andavo incontro a molti cambiamenti, sia esterni che interni a me. 

E io odio i cambiamenti. 

Ho odiato talmente tanto quel periodo che troppe volte, la mattina in metro verso Re Umberto, mi ero ritrovata a pensare che la mia vita sarebbe stata migliore se fosse finita lì, nel mite autunno del 2019. A volte ritrovavo la pace nella mia passeggiata mattutina verso il campus. O almeno, la ritrovavo fino all’inizio delle lezioni. 

Non ricordo con chiarezza i miei primi mesi universitari, ho solamente degli spezzoni ben definiti nella mia mente. Come quell’ora il martedì pomeriggio passata con la mia migliore amica, dopo una mia lezione e prima di una sua. Oppure il cappuccino al bar, da sola, il lunedì mattina, “per cominciare bene la settimana”. O ancora la pausa pranzo a giocare a pinacola o il ritorno verso casa a sotto il tramonto in via Lagrange. 

Fatto sta che pensavo di essere irrecuperabile e, guardandomi ora, mi piacerebbe tanto ritornare ad essere la ragazza di un anno fa. Questo perché crescendo si cambia e non mi piace la persona che sto diventando ora. Per gran parte della mia vita mi sono sempre interessata a tutto, mai ai ragazzi, ma della serie che non ne ho mai voluto uno fino a diciotto anni, mentre tutte le mie amiche sperimentavano le prime relazioni. Tantomeno ne ho sentito il bisogno quando, nel settembre scorso, il ragazzo con cui stavo uscendo (proprio lui, il mio primo cuore spezzato) mi mollò di punto in bianco perché era tornato con la ex. Lì sono cominciati i problemi, il buio dei primi mesi d’università. Che come capii quasi subito, erano più grossi di lui. 

Una cosa che ricordo bene è che non sentivo questo insistente bisogno di circondarmi di persone come ora, sì non volevo stare sola, ma allo stesso tempo lo volevo. Complicato vero?

La cosa che mi manca è quella capacità che avevo di tenere la mia tristezza per me, senza dover costantemente cercare un modo per esprimerla. Un’altra cosa che mi manca, molto, è l’essere padrona dei miei sentimenti, senza lasciare questi dipendere dalle azioni dei miei amici - o peggio dei ragazzi che mi interessano. 

Ebbene sì, ho vent’anni e sono diventata una di quelle ragazze di cui prima ridevo: ho costantemente bisogno di attenzioni maschili. E ammetterlo mi dà anche parecchio fastidio, perché in questo momento non mi piaccio per niente. 

Io sono meglio di così, ho molto da offrire e penso che in pochi possano meritarsi di conoscermi davvero. Perché non riesco a darmi il giusto valore?

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