Stare da soli.

Una cosa la sto imparando in queste vacanze: quella mia qualità di cui tanto andavo fiera e di cui mi vantavo con un certo orgoglio, saper stare da sola, l’ho persa. 

Lascia un senso di perdita arrivare ad una consapevolezza simile. È bello prendere coscienza dei propri cambiamenti, capire che crescendo questo accade e che alcune parti di noi si trasformano, ma fa anche paura. Spesso sono i pensieri che ci portiamo dietro - quelli che si insinuano nei momenti no, quasi a dare il colpo finale al malessere - a spaventarci tanto. Perché quelli rimangono, forse più deboli di prima, ma per quanto si possa cambiare loro rimarranno in quell’angolo della nostra testa. 

Comunque sia, non so più stare da sola. Della serie che la cosa che più mi spaventa al mio rientro non è il tampone, ma dormire da sola. Ho paura che la ricominciare la routine mi trascini verso il fondo, rifacendomi percorrere all’indietro tutti i passi in avanti fatti finora. 

C’è qualcosa nella mia piccola (malata) testa che mi impedisce di liberarmi del pensiero di Vittorio. Perché lui è sempre lì - e se non sono io a cercarlo è lui a farsi vedere. E non importa come, se con i social o con una canzone passata alla radio, lui c’è e io mi torturo chiedendomi se preferirei urlargli contro tutta la mia rabbia e trovare un modo per averlo con me. 
Forse sono troppo dura con me stessa, cercando sempre di omologarmi agli altri, che mi sembrano così sereni e tranquilli e senza problemi - quando io, in realtà, non posso sapere come stanno davvero. Mi giudico costantemente, mettendomi sotto esame per come mi mostro e per quello che dico, posizionandomi in una mia classifica immaginaria al di sotto di tutte le persone che mi circondano. 
Fatico ad accettare i miei stati d'animo, ad accettare un momento no anche quando sono circondata dalla gente. 
Quasi come se non fosse normale, socialmente accettato, stare male o piangere senza dare spiegazioni. Quasi come se volessi interpretare la parte di quella esagerata o in cerca di attenzioni, quando forse l'unica cosa che mi servirebbe sarebbe avere qualcuno con cui parlare.

Perché è anche a questo che porta ritornare a casa: chiudermi in me stessa e nella mia quotidianità di studio e ozio, almeno fino a quando non potrò uscire. Ed è a questo che, per me, porta la fine dell'estate ormai alle porte. 

Sento di dover staccare ancora, ma non posso scappare in eterno.  

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