Ottobre è il nuovo Capodanno.

E' cominciato uno dei miei mesi preferiti e, seduta alla scrivania con un bollente caffè americano vicino, comincio a chiedermi cosa mi lascerà quest'anno.

Anno che, al suo inizio, mi dava tante speranze, sia per il suo numero pari - e io amo i numeri pari - sia per il suo richiamo agli scorsi e fatiscenti anni '20, così tanto da farmi giocare al proibizionismo in casa (con poca partecipazione dei miei genitori) e chiedere ad Alexa di riprodurre musica jazz. Incredibilmente, stavo anche trovando una quadra alla mia vita personale, barcamenandomi tra nuove conoscenze universitarie, la mia attività in oratorio e il mio vecchio gruppo di amici. 

Tuttavia, penso che a chiunque si chieda di tirare le somme del 2020, possa riassumerlo rispondendo con "Covid-19" o "coronavirus", ma quest'ultima è una parola che non mi piace tanto e preferisco non usarla. 
Anche a me, ovviamente, quest'anno ha lasciato un forte (e forse indelebile) ricordo della quarantena, ma mi piacerebbe considerare il 2020 come qualcosa di più che due mesi chiusi in casa, senza un rumore fuori dalla finestra e a guardarci dai nostri balconi. 
Il 2020 è un anno che considero come un continuo della mia evoluzione personale, di un percorso di cambiamento che penso che verso i vent'anni tutti incontrino. Solo in questi giorni, durante una mia importante sessione di canto sotto la doccia, ho capito di essere spaventata dalla nuova versione di me che si sta venendo a creare, che lei non mi piaccia e che io preferisca ritornare alla vecchia me.

Comunque, ho vissuto tanto in questo anno. Vittorio e tutto quello che mi ha fatto provare a parte, il 2020 mi ha allontanato da un'amica ma me ne ha fatta incontrare un'altra. Mi ha fatto capire l'importanza del calore - quello umano, fatto di contatto e dello stare insieme. Mi ha insegnato l'importanza dell'amore, in tutte le sue forme, e di quanto potente questo possa essere per ognuno di noi. Lentamente, mi sta anche insegnando l'importanza che ho io, in primis e su tutto, per darmi il giusto valore senza diventare egoista. 
Che poi, a modo mio, di esperienze ne ho fatte: le mie prime sessioni all'università, gli spritz alle Panche, andare da Sanremo a Nizza in macchina con due amici e la musica trap - che a me neanche piaceva - nelle casse, una vacanza di gruppo in Spagna, e potrei continuare per molto.

Ho attraversato un periodo complicato e adesso mi sembra di intravedere una luce in fondo al tunnel, che magari non rappresenterà la fine, ma qualcosa di nuovo, diverso da quello che sto passando. Per questo non so bene con che spirito io mi affacci all'autunno e ai mesi che verranno (che, tra l'altro, sono i miei preferiti), al freddo delle cinque di pomeriggio e al buio presto. Sicuramente c'è la curiosità e il desiderio di sentire la neve sulle guance, di fare lunghe passeggiate senza meta sotto le luci d'artista, di bermi una cioccolata calda davanti ad una candela profumata. 

Quindi, osservo fuori dalla finestra questa uggiosa giornata e sospiro. Oggi le cose non sembrano andare così male. 



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